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Filosofia africana

La Filosofia africana può essere inteso come interpretazione della realtà che gli africani fornire a rispondere alle grandi domande che luomo pone. È possibile, tuttavia, traccia una storia della filosofia in africa, in parallelo o paragonabile a quella dellovest. In Africa, infatti, la riflessione filosofica non ha preso, per la maggior parte, le caratteristiche del pensiero sistemico. Ci sono una miriade di approcci alla questione del senso dellesistenza. Non dobbiamo dimenticare che lafrica è un continente con migliaia di gruppi etnici – e quindi di culture diverse. I tentativi di interpretare la realtà sono diversi. È possibile, tuttavia, trovare una comunanza di idee, alcuni punti che sembrano essere condiviso da tutte le culture dellafrica Sub-sahariana, e che quindi possono fornire le basi per una filosofia africana.

1. Cosmologia. (Cosmology)
In tutte le culture africane hanno miti della creazione, cosmogonia, che portano ad una comprensione delluniverso cosmologia. Le spiegazioni proposte sono molte, ma i punti in comune ci dicono come lAfricano vedere luniverso diviso in due: da una parte la realtà tangibile, laltra la realtà spirituale, è la realtà che dà la vita. Queste due realtà sono simmetrici. Se uno dei due non è in equilibrio, il corrispondente di abbigliamento ecc sbilanciato. Da qui la necessità di agire nel mondo in modo tale da mantenere lequilibrio tra le due realtà. Cè un tentativo di raggiungere lunità tra queste due realtà, alla comunione con lUniverso, ma piuttosto la lotta costante per mantenere larmonia. Da qui la necessità di conoscere la realtà spirituale ruolo dello sciamano, luomo di medicina e di come i riti di ricostituire lequilibrio.

2. Dio. (God)
Uno è dio, creatore e giudice. Dio è anche in rapporto con luomo. Ogni cultura ha un modo diverso di concepire la natura di questo rapporto. Per alcuni è estremamente negativo: Dio è lontano, si può fare del male alle persone. Quindi è meglio tenerlo a distanza e non provocare in lui una cultura longarim del Sud Sudan. Per gli altri, Dio è un compagno, un amico che cammina accanto ad apollo, a cui si può affidare la cultura masai del Kenya e della Tanzania. Tra questi due estremi cè una notevole varietà di posizioni. Dio non guida nel mondo. Con lui cè una corte, formata da spiriti che può essere il bene o il male. Essi sono creature di Dio, ma spirituale. Gli spiriti possono sia aiutare luomo che ostacolarlo. In aggiunta, ci sono gli antenati, che essendo morti viventi’ in grado di interagire con le due realtà, e di agire come un mezzo tra Dio e luomo. Le culture africane sono di solito monoteiste. Ci sono, dei minori, ma spesso si tratta di spiriti non pienamente divina, chiamata di dio per la mancanza di termini più precisi. Per esempio, i kamba del Kenya, la gente parla della dea Mugambi, che vive nellacqua, e lanima. Cè una persona incaricata di questo culto, che si riferisce a Mugambi come una dea. Ma ha chiesto di riflettere sul tema, la spiegazione data è che Mugambi è stato nominato da Dio per proteggere le acque. È, quindi, uno spirito inferiore a Dio, e lui risponde. Diversa è la situazione per le culture in cui il culto voodoo. In queste culture, oltre al monoteismo, ci sono anche forme di politeismo. Sarebbe meglio dire che non è sempre chiaro se si dispone di identità separate, o se sono invece lespressione di più di Dio stesso. È vero, tuttavia, che la maggior parte delle culture africane riconosce un solo Dio come essere supremo delluniverso.

3. Antenati. (Ancestors)
Lantenato, per essere tale, deve avere un rapporto diretto con la persona che lo venera. È quindi un membro della famiglia, che ha vissuto una vita piena di soddisfazioni, moralmente ineccepibile, e morì in comunione con il clan e con Dio. Assume uno stato di "superman", in grado di intervenire in due sfere delle immobilizzazioni materiali e spirituali. Lantenato dovrebbe pertanto essere presi in considerazione tenendolo in vita, con la memoria, con libagioni e sacrifici e offerte, offrendogli la possibilità di essere reincarnato come rispetto per il totem del clan, la sua presenza nei possedimenti della vita spirituale. Lantenato è il mediatore, benevolo, ma può anche essere geloso e ha colpito con il male. Per questo è necessario per mantenere il rapporto su un piano di rispetto e di amicizia. Lantenato deve essere venerata, mai adorato. Solo Dio è degno di adorazione.

4. LIo
LAfricano è ego-centrica, e la cultura antropologica-centric. La persona non esiste, non è inteso come tale, non cè lIo. Con ciò si intende che lAfricano non ha nessun interesse a lastrazione il valore della persona, ma è, invece, interessato allIo, la propria e quella degli altri. Lessere umano è al centro della cultura, ma in un modo diverso dalle culture occidentali. LAfricano ha un avido interesse per il proprio ruolo dello stato allinterno della comunità. Cosa che porterà ad avere uno stato simile nel mondo spirituale. Vuole crescere in vita, lunghezza della vita, la forza, la fecondità, il numero di mogli e figli, il potere politico e i beni terreni, la morale che porta al rispetto per gli anziani. La donna è solitamente esclusi da questa classificazione e riflette lo stato del marito. Lo stato è raggiunto mantenendo un comportamento sono daccordo per la comunità. Di rispondere alle esigenze del gruppo, lindividuo può migliorare la sua posizione sociale, e di crescere nella stima che gli altri hanno di lui. La comunità suscita aspettative che dovrebbe essere realizzato: la sopravvivenza e, quindi, la necessità di fornire i mezzi di sussistenza, la crescita numerica – e, pertanto, la necessità di generare con generosità, la difesa del territorio o la sua espansione e, quindi, la necessità di essere un guerriero coraggioso e indomito, il bisogno di una buona guida e quindi lassunzione di un ruolo del saggio che sa leggere gli eventi le controlla. LAfricano è ego-centrico, ma non egoista. Il suo stato – sempre in relazione alla comunità al centro della sua vita le azioni non significa negare i valori universali come lamore, la disponibilità, la generosità, la solidarietà, ecc. Questi sono vissuti in maniera diversa dal modo di altre culture orientali e occidentali, ma sono presenti e considerati importanti.

5. Vitalogia
Negli ultimi anni, soprattutto in ambito cristiano, si è sviluppata una corrente filosofica, basata sulle culture africane in particolare i Bantu vuole offrire una nuova filosofia africana sviluppato in modo sistematico. Questa corrente ha preso il nome di vitalogia, considerando che è illuminato dalla realtà spirituale che dà la vita. Il vitalogia designa lapproccio africano pensare umana, un approccio che si pone come che è simile al concetto della filosofia occidentale, da cui, tuttavia, si distingue. Lesponente il più importante e il creatore di questo flusso è Martin Nkafu Nkemnkia. Questo autore e pensatore africano, è il tentativo di classificare il pensiero dellafrica, e per consentire un salto di qualità che porterà allassunzione di valori ormai acquisiti dalla filosofia occidentale, come il valore della persona, e la capacità di astrazione, il che dovrebbe consentire un approfondimento del pensiero africano.

6. La filosofia contemporanea. (The contemporary philosophy)
Le indagini di Herta Nagl, svolte sul territorio africano, risalente allinizio degli anni Novanta, hanno trovato, escludendo dal computo lEgitto, la presenza sul continente 83 istituzioni universitarie, di cui 31 solo in Nigeria, la facoltà di filosofia non era nemmeno presente in tutte le università, ma solo una parte di essi. La prima scuola di filosofia per lesclusione dellEgitto e il Maghreb è nato in Nigeria nel 1974. Nel corso del VENTESIMO secolo, la filosofia fu insegnato in particolare nelle università del nord Africa, o come un oggetto aggiunto per il corso di Teologia, nellambito delle università islamiche.
Ancora alla fine del XX secolo, le lingue ufficiali utilizzate durante le discussioni alle conferenze internazionali sulla filosofia di "Inter-Africano Consiglio per la Filosofia" o Filosofia Africana Conferenza sono stati il francese e linglese. I filosofi africani dei più importanti attualmente in corso sono: Kwasi Wiredu Ghana, un insegnante in USA, Odera Oruka del Kenya professore a Nairobi, Kwame Gyekye, Mourad Wahba Egitto, docente presso la facoltà di Cairo così come Disma Masolo.
Kwasi Wiredu ha rintracciato, allinterno del continente africano, la presenza di una "filosofia implicita", costituito da un insieme di concetti metafisici e religiosi, da una parte della tradizione orale, proverbi, dalletica e morale in africa. Questi elementi, secondo Wiredu, sono ricorrenti anche in gran parte dei modelli di pensiero, il presente archeologia, nellafrica sub-sahariana.
Paulin Hountondji, invece, si è ribattezzato il "etnofilosofia", che il sistema di pensiero di avere una visione collettiva del mondo, che è la forma globale della conoscenza, comune a molti popoli africani. Include la mitologia, proverbi, saggezza popolare e tutto ciò che riguarda una filosofia popolare. Tuttavia, letnofilosofia è, nel ramo Occidentale delletnologia, che si occupa con la filosofia dei popoli primitivi.
Odera Oruka ha chiamato "filosofia della sapienza" Sagacia Filosofia, il modello di pensiero in base alla saggezza della tradizione popolare.
Unaltra corrente filosofica, diffusa nel continente è quella del "ideologico-nazionalista", che si basa su un socialismo africano, il panafricanismo e il "negritude", studia i concetti di verità, di libertà, e persegue un ritorno alla vera tradizione africana. È, fondamentalmente, una filosofia e socio-politico.
Disma Masolo ha rilevato tre principali influenze europee nello sviluppo della filosofia contemporanea africana: in primo luogo, lo strutturalismo e la fenomenologia penetrato nel continente, soprattutto grazie agli autori in lingua francese, che è influenzata da leco nelle opere di Alexis Kagame e Fabien Eboussi, poi il razionalismo, di derivazione anglosassone, che caratterizza le opere di Odera Oruka, infine, il marxismo e il pragmatismo emergenti negli scritti di Kwasi Wiredu.

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