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Storia

La storia "ricerca", "conoscenza", è la disciplina che si occupa dello studio del passato tramite luso di fonti, cioè di documenti, testimonianze e racconti che possano trasmettere il sapere. Più precisamente, la storia è la ricerca sui fatti del passato e il tentativo di una narrazione continua e sistematica degli stessi fatti, in quanto considerati di importanza per la specie umana.
Il termine "storia", in italiano così come in altre lingue, ha anche il significato di "racconto letterario" o comunque di narrazione, orale o scritta, di vicende immaginarie. Questa accezione del termine non sarà discussa in questa voce, anche se la storia di per sé è una "narrazione".

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1. Etimologia
La parola "storia" proviene dal greco ἱστορία istoria e dal latino "historia", che significa "ricerca". Già tra i Greci il significato giunse a estendersi al risultato di quella ricerca, quindi "conoscenza acquisita tramite indagine", ma anche la registrazione di questa stessa conoscenza tramite il racconto degli eventi del passato. Ἱστορία proviene a sua volta da ἵστωρ, -ορος histōr, -oros: nell Iliade, ἵστωρ è colui che in una contesa può giudicare attribuendo il giusto peso alle ragioni dei contendenti, una sorta di giudice di prima istanza, ma nel V secolo a.C. il termine, in Erodoto 2, 113, passa dallambito giuridico a quello propriamente storico e possiede già la sua duplice natura indicando tanto lattività quanto il suo risultato. Ἱστορ condivide la stessa radice del perfetto oîda "conosco", legato a sua volta alla nozione del "vedere" espressa in indoeuropeo come *woid- forma ricostruita, a sua volta ricadente in varie forme nelle lingue appartenenti a tale famiglia linguistica. Alla lingua italiana la parola storia è giunta attraverso il latino historia "ricerca", "conoscenza", che discende dal greco historia.
È con il senso di "conoscenza acquisita tramite indagine" e "ricerca" che Aristotele usò il termine nel suo Περί Τά Ζωα Ιστορία Perí Tá Zoa Istorìa o, nella forma latinizzata, Historia Animalium.
Fu sempre con il senso greco che Francesco Bacone utilizzò il termine alla fine del XVI secolo, quando scrisse riguardo alla "Storia Naturale". Per lui, historia era "la conoscenza di oggetti determinata dallo spazio e dal tempo", quel tipo di conoscenza prodotta dalla memoria mentre la scienza era fornita dalla ragione e la poesia dalla fantasia.
In tutte le lingue europee, il sostantivo storia viene ancora impiegato per indicare sia "ciò che è accaduto agli uomini" sia "lo studio da parte di uno studioso di ciò che è successo": questultimo significato talvolta viene distinto con la lettera maiuscola, "Storia" o con il termine "storiografia", che indica appunto la letteratura dedicata e il corpus delle interpretazioni prodotte dagli storici.

2. Descrizione
La storia è spinta dalla ricerca della creazione di un "vero discorso del passato": la moderna disciplina di storia si dedica alla produzione istituzionale di questo discorso soffermandosi sugli eventi prodotti dalluomo. Questa enfasi sullaspetto umano ha fatto degli uomini il soggetto centrale delle narrazioni nei discorsi classici della storia moderna; di conseguenza, la storia ha assunto un senso che è più vasto di quello di risultare una narrazione reale del passato umano. La storia spesso simboleggia la produzione di eventi che hanno potenziali di trasformazione e che introducono nel futuro: ciò è come uno schema temporale, evidenziato dal significante di storia, che connette il passato, il presente e il futuro. La temporalità storica è quindi radicata nellidea che soggetti umani autonomi siano dotati di soggettività storica che li possa aiutare nella produzione di eventi e che li aiuti immediatamente a registrare e narrare eventi passati sotto forma di storia.
Tutti gli avvenimenti che vengono registrati e preservati in alcune forme quelle che non possono essere bollate come non storiche o che comunque rimangano aperte al discorso storico costituiscono la testimonianza storica. Gli eventi che sono presumibilmente accaduti prima dellavvento della comunicazione scritta sono perciò denominati "preistoria". Il compito auto-assegnato del discorso storico è quello di identificare le fonti che possono contribuire alla produzione di resoconti veritieri del passato. Perciò la costituzione dellarchivio dello storico è la risultante del circoscrivere un archivio più generale invalidando luso di alcuni testi e documenti riuscendo quindi a confutare le loro affermazioni per rappresentare il "vero passato". Alcuni storici studiano la storia universale, altri concentrano il proprio lavoro su determinati metodi o su altre aree.

2.1. Descrizione Storiografia e metodo storico
Il metodo storico consiste di tutte quelle tecniche e quelle linee guida con le quali gli storici usano le fonti primarie ed altre testimonianze per ricercare e quindi scrivere la storia. Un operazione storiografica, volta a "setacciare" le affermazioni valide storicamente dal campo più vasto delle affermazioni, è indispensabile per poter elaborare un vero discorso del passato. Questo discorso viene inevitabilmente prodotto da una rigida osservanza di un metodo stabilito. In altre parole, la stessa verità storica può essere considerata un effetto del metodo di produzione storiografica.
Nella Grecia antica esistevano i λογὸγραφοι logògrafoi, letteralmente scrittori di discorsi, autori di narrazioni che solitamente raccoglievano la storia di aree ristrette come città o piccole regioni il primo dei quali fu Ecateo di Mileto: questo tipo di storie comunque aveva basi confuse e miste al mito, tanto da non poter essere considerate propriamente didattiche. In verità i greci arrivarono tardi a produrre storiografia. Forme di storiografia propagandistica o comunque "ufficiali" erano conosciute in Mesopotamia, Medio Oriente, Egitto, impero Ittita e mondo Cananeo/Fenicio/Punico sin dalla prima età del bronzo, res gestae, iscrizioni ufficiali e documenti con funzione storica di memoria erano molto diffusi nellimpero persiano, anche se solo una minima parte di questi è giunto sino a noi. Inoltre in testi di altra funzione era possibile trovare inserti di carattere storico. Viceversa il mondo ellenico, anche miceneo, non aveva prodotto documenti di questo tipo prima del V secolo avanti cristo, mentre esistevano già scritti di filosofia, "scienza" e poesia epica che anzi era il genere utilizzato dai greci per narrare gli eventi del passato prima delle guerre persiane.
Erodoto di Alicarnasso 484 a.C. – 425 a.C. circa generalmente viene considerato il "padre della storia". Tuttavia, è al suo contemporaneo Tucidide 460 a.C. circa – 400 a.C. circa che viene attribuito il merito di aver avuto per primo un approccio scientifico nei confronti della storia, nella sua opera Guerra del Peloponneso. Tucidide infatti, a differenza di Erodoto, considerava la storia come il prodotto delle scelte e delle azioni degli esseri umani, valutando le cause e gli effetti, mentre non riteneva importante lintervento divino. Va anche detto che Tucidide preferiva narrare eventi circoscritti, senza dover ricorre a digressioni antropologiche, a differenza di Erodoto, che raccoglieva nella sua opera svariati secoli di avvenimenti che riguardavano popoli distanti tra loro quanto gli Sciiti, gli Etruschi e i Persiani. Con il suo metodo storico Tucidide mise in rilievo la cronologia, un punto di vista neutrale, e tenne sempre in considerazione il fatto che il mondo umano fosse il risultato delle azioni degli esseri umani. Inoltre gli storici greci vedevano la storia come fosse ciclica, con gli eventi che si ripresentavano regolarmente.
Al di fuori dellEuropa, erano presenti ad esempio nella Cina antica e "medievale" tradizioni storiche e un uso sofisticato del metodo storico. Il fondamento per una storiografia professionale nellAsia orientale venne stabilito dallo storico di corte della Dinastia Han noto come Sima Qian 145 – 90 a.C., autore dello Shiji Memorie di uno storico. Per la qualità della sua opera scritta senza tempo, Sima Qian è noto postumamente come il Padre della storiografia cinese. Gli storici cinesi di periodi dinastici seguenti in Cina utilizzarono il suo Shiji come formato ufficiale per i testi storici, così come per la letteratura biografica.
Allinizio del periodo medievale SantAgostino fu influente per il pensiero del Cristianesimo e, più in generale, per quello occidentale. Nel corso del Medioevo e del Rinascimento, la storia venne spesso studiata attraverso una prospettiva sacra o religiosa. Verso il 1800, il filosofo e storico tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel inserì la filosofia ed un approccio più secolare allo studio storico.
Nella prefazione al suo libro intitolato Kitāb al-ʿibar Il libro degli esempi, la Muqaddima, lo storico e sociologo maghrebino Ibn Khaldūn, ha messo in rilievo i sette errori che pensava che tutti gli storici commettessero con regolarità. In questa critica, si avvicinò al passato come fosse misterioso e necessitasse di interpretazione. Loriginalità di Ibn Khaldūn fu quella di affermare che la differenza culturale di un periodo diverso dal proprio deve regolare la valutazione del materiale storico rilevante, quella di distinguere i criteri secondo cui sarebbe possibile cercare la valutazione, ed infine, quella di sentire il bisogno dellesperienza, in aggiunta ai criteri razionali, in modo da valutare alla prova della razionalità una cultura del passato.
Altri storici di nota che hanno proposto metodi di studio storici sono Leopold von Ranke, Lewis Bernstein Namier, Geoffrey Rudolph Elton, George Macaulay Trevelyan, A.J.P. Taylor e Ram Sharan Sharma. Nel XX secolo, gli storici si sono focalizzati meno su narrazioni epiche e nazionalistiche, che spesso tendevano a glorificare la nazione o gli individui, e più su cronologie maggiormente realistiche. Alcuni storici francesi hanno introdotto la storiografia quantitativa, usando una gran mole di dati per tracciare i profili delle vite degli individui tipici, e hanno avuto un ruolo prominente nella creazione della storia culturale cfr. histoire des mentalités. Gli storici statunitensi, spinti dallera dei diritti civili, hanno posto la loro attenzione su gruppi etnici, razziali e socio-economici precedentemente non presi in esame. Negli ultimi anni i postmodernisti hanno messo in dubbio la validità e la necessità dello studio della storia, basando le loro affermazioni sul fatto che tutta la storia è basata sullinterpretazione personale delle fonti. Nel suo libro In Difesa della Storia, Richard J. Evans, professore di storia moderna allUniversità di Cambridge, ha difeso il valore della storia.
Piero Pierotti ha proposto a partire dagli anni 70 il metodo ecostorico o ecostoria, che si basa principalmente sulle fonti materiali anziché su quelle scritte.

3. Periodi
Lo studio storico spesso si focalizza su eventi e sviluppi che accadono in epoche per le quali è definibile - in linea di massima - un inizio e una fine. Gli storici assegnano a questi periodi di tempo dei nomi in modo da permettere che "lorganizzazione di idee le generalizzazioni classificatorie" possano essere utilizzate dagli storici. I nomi assegnati ad un periodo possono variare a seconda della località geografica, così come spesso cambiano le date di inizio e fine di un periodo particolare. I secoli e i decenni sono ad esempio periodi comunemente usati e il tempo che rappresentano dipende dal sistema di datazione impiegato. In altri casi - forse i più frequenti - la definizione dei periodi viene costruita retrospettivamente e riflette così i giudizi di valore espressi riguardo al passato, e di rado possono essere individuate date precise si pensi al "periodo Illuminista" o alla "rivoluzione industriale". La modalità con cui i periodi vengono creati e i nomi a loro assegnati può influire sul modo con cui vengono visti e studiati.
Le periodizzazioni vengono utilizzate per pensare in termini schematici il passato: se ciò è una necessità in ambito scolastico, queste divisioni hanno però il difetto di non essere univocamente accettate, né tantomeno definitive. La periodizzazione più nota, che fa riferimento principalmente alla storia dEuropa divide la storia in cinque periodi: Preistoria, Storia antica, Storia medievale, Storia moderna e Storia contemporanea.

3.1. Periodi Preistoria
La preistoria è quel periodo storico che precede la comparsa della scrittura e quindi dei metodi di archiviazione di date, eventi ed altri elementi fondamentali per potersi definire storia. Poiché non esistono documenti scritti di tale era, i mezzi per poter studiare la preistoria ci sono forniti da altri campi di studio come la biologia, la paleontologia, la geologia e larcheologia.
È grazie ai mezzi forniti da queste scienze che si è potuto arrivare a scrivere una cronologia della preistoria, e a operare una divisione di questo periodo storico in tre fasi: Paleolitico, Mesolitico e Neolitico. Queste fasi sono caratterizzate da differente durata temporale nelle diverse aree geografiche, così come anche il termine della preistoria differisce anche di migliaia di anni a seconda della comparsa della scrittura nelle varie società umane. Se ad esempio in Egitto e a Sumer le prime forme di registrazione scritta compaiono circa nel 3000 a.C., in Nuova Guinea la scoperta della scrittura da parte delle tribù indigene è databile intorno al 1600 d.C., ovvero quasi 5000 anni dopo.

3.2. Periodi Storia antica
Se convenzionalmente con linvenzione della scrittura si vuole far concludere il racconto delle vicende umane della preistoria, di fatto la fase successiva di queste vicende detta storia antica si fa iniziare con lesposizione del fenomeno delle prime tre grandi civiltà mondiali, dette da Wittfogel "civiltà idrauliche", in quanto sorte intorno a dei grandi fiumi e anche perché impegnate in opere di ingegneria idraulica per sfruttare le acque dei fiumi che hanno fatto la loro prosperità, ai fini di un incremento ancora maggiore della nuova economia agricola. Queste sono la civiltà dellantico Egitto sorta sulle rive del fiume Nilo, quella mesopotamica tra i fiumi Tigri e Eufrate e infine, la civiltà della valle dellIndo, che prende il nome dallomonimo fiume.
In seguito il baricentro del mondo si spostò dal Vicino Oriente al mar Mediterraneo, nel quale fiorirono le cosiddette civiltà classiche come quella greca, la fenicia, la cartaginese, sino ad arrivare a quella romana, la cui caduta nel 476 d.C. segnò convenzionalmente anche il passaggio dalla storia antica al medioevo.
Talune interpretazioni pongono la fine della storia antica con la fine della guerra greco-gotica promossa da Giustiniano I, che rappresentò il tramonto della Restauratio Imperii, ovvero di qualsiasi velleità di ripristinare lImpero romano in Europa occidentale, o addirittura con Maometto e lascesa dellIslam. In questi casi si parla di tarda antichità e questi avvenimenti segnano uno spartiacque ineludibile tra storia antica e medievale.

3.3. Periodi Storia medievale
Lidea di un medio evo, cioè di unetà intermedia fra due periodi di progresso ricorre per la prima volta nellopera "Historiarum ab inclinatione romanorum imperii decades", dellumanista Flavio Biondo, scritta verso il 1450 e pubblicata nel 1483. Secondo Flavio Biondo, in polemica con la cultura del XIV secolo, lepoca è come una lunga parentesi storica, caratterizzata da una stasi culturale che si colloca tra la grandezza delletà classica e la rinascita della civiltà che ad essa si ispira.
Dopo il collasso dellImpero Romano dOccidente, si assistette a una prima fase con la lotta tra le popolazioni del nord e dellest europeo per la ricostruzione a livello locale dellorganizzazione amministrativa, militare, economica e giuridica; questa fase fu poi seguita, verso la fine del medioevo, da una nuova fase di accentramento dei poteri a livello nazionale.
Cruciale in questa organizzazione fu la struttura feudale che, se da un lato permetteva una certa stabilità grazie allorganizzazione continentale del sistema, non fu mai sufficientemente forte da togliere completamente autonomia alle realtà locali, che così poterono gestire la transizione tra luniformità dellImpero romano e la nascita degli stati nazionali.
Una realtà in grado di dare uniformità al panorama europeo fu la comune radice religiosa basata sul Cristianesimo, ereditata dallultimo periodo romano e proseguita fino allXI secolo con la separazione della Chiesa ortodossa dalla Chiesa cattolica nel 1054. Questa radice comune portò da un lato a una commistione tra potere temporale e religioso che permise dei momenti di identità come nel caso delle crociate e proseguì, non senza conflitti, anche nella Riforma protestante.
La comparsa dellIslam, accompagnata dalluso scritto della lingua araba, comportò il rapido sviluppo dellannalistica e della storiografia nei paesi arabografi. Si ricorderanno tra i primi storici ʿUrwa m. 712, Wahb ibn Munabbih m. 728, Ibn Ishaq m. 761, al-Waqidi 745–822 e Ibn Hisham m. 834, ma sarà nel III secolo del calendario islamico corrispondente al IX secolo che saranno prodotti alcuni tra i più significativi contributi della storiografia islamica arabografa: dal Futūh al-buldān di al-Baladhuri al Kitāb al-futūh di Ibn Atham al-Kufi e, massimamente, il Kitāb al-rusul wa l-mulūk di Tabarī. Importanti realizzazioni furono comprensibilmente portate a compimento anche successivamente e, a puro titolo esemplificativo, si possono a tal fine ricordare Muhammad al-Bukhari 810–870, Ibn Kathir o Ibn Hajar 1372–1449.
La conclusione del Medioevo viene collocata in ciascun paese in date diverse, che coincidono con la nascita delle rispettive monarchie nazionali e il periodo rinascimentale. Alcune date comunemente utilizzate sono il 1453, con la fine della Guerra dei CentAnni tra Inghilterra e Francia e la presa di Costantinopoli da parte degli Ottomani, il 1492, con la fine del periodo islamico in Spagna e la scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo, e il 1517, con la Riforma protestante.

3.4. Periodi Storia moderna
La storia moderna è un periodo storico di rottura rispetto allepoca medievale, che copre un arco temporale di circa tre secoli, dal XVI al XIX secolo ed è caratterizzato dal processo di formazione degli Stati nazionali in Europa.
Alcune date comunemente utilizzate per indicare linizio delletà moderna sono il 1453 caduta di Costantinopoli e fine dellImpero bizantino, fine della Guerra dei centanni tra Inghilterra e Francia, il 1492 e il 1517 anno dinizio della diffusione della Riforma protestante.
La conclusione delletà moderna viene solitamente indicata con la conclusione del Congresso di Vienna 1815, in seguito alla sconfitta di Napoleone e del conseguente riassetto geopolitico europeo. Interpretazioni diverse indicano come termine delletà moderna lo scoppio della Rivoluzione francese 1789 o della prima Rivoluzione industriale in Inghilterra ultimi tre decenni del Settecento.
Unaltra data di cesura importante tra età moderna e contemporanea può esser considerata quella del 1848: in questo anno si verificarono importanti quanto fallimentari tentativi di rivoluzione politica, sfociati con la promulgazione di varie Carte Costituzionali, futuro preludio al costituirsi, nella maggior parte dellEuropa, di regimi liberali.

3.5. Periodi Storia contemporanea
La storia contemporanea inizia convenzionalmente con la Rivoluzione francese 1789 e con la Rivoluzione industriale.
Letà contemporanea, durante la quale lindustria e successivamente il settore terziario hanno acquisito una centralità sino ad allora mai avuta nei processi economici, è stata dapprima contraddistinta dal fiorire dellimperialismo e dallaffermazione degli stati-nazione. Nella prima metà del Novecento, tra la prima e la seconda guerra mondiale, vi è stata lascesa del comunismo e limporsi di regimi totalitari. Il ruolo egemonico dellEuropa è stato ridimensionato nel secondo dopoguerra, a causa della fine del colonialismo e dallimporsi della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.

4.1. Altre aree di studio Filosofia della storia
La filosofia della storia è il ramo della filosofia che riflette sul senso possibile della storia umana; ipotizza, giustificandolo in maniera appropriata, un eventuale fine teleologico del suo sviluppo. Si chiede se esista o meno un disegno, uno scopo, un obiettivo o un principio guida nel processo della storia umana. Se il suo oggetto è la verità o il dover essere, se la storia è ciclica o lineare, o esiste in essa il concetto di progresso, sono tutte questioni discusse dalla filosofia della storia.
Non si devono confondere i possibili fini teleologici delluomo nella storia con i fini della storia stessa, ovvero la giustificazione della propria storia come memoria dellumanità. La storia è una scienza sociale ed umana che non può esimersi dal comprendere perché è responsabile di studiare i processi sociali: essa infatti deve spiegare i fatti e gli eventi del passato, sia per la conoscenza in sé, sia perché ci aiuta a comprendere il presente Miguel de Cervantes ha definito la storia, una maestra di vita. Sallustio giunse a dire che tra le varie occupazioni che si esercitano con lingegno, la memoria degli eventi passati è prominente per la sua grande utilità.
Limportanza radicale di ciò si basa sul fatto che la storia è lunica scienza - insieme alla medicina - in cui il soggetto ricercatore coincide con loggetto dello studio. Da qui la grande responsabilità dello storico: la storia ha una proiezione verso il futuro proprio per la sua potenza trasformatrice come strumento di cambiamento sociale. Ciò è applicabile a quello che Karl Marx disse dei filosofi: finora hanno soltanto interpretato il mondo in diversi modi; ora si tratta di trasformarlo.

4.2. Altre aree di studio Storia militare
La storia militare si concentra sullo studio di conflitti che sono avvenuti nella società umana. Essa include lanalisi di guerre, battaglie, strategie militari e armamenti. La storia militare è formata dagli eventi nella storia dellumanità che rientrano allinterno della categoria di conflitto: questa può spaziare da una mischia tra due tribù a conflitti tra veri e propri eserciti, fino a una guerra mondiale che riguarda la maggioranza della popolazione mondiale. Gli storici militari registrano in forma scritta o altrimenti gli eventi della storia militare.

4.3. Altre aree di studio Storia degli Stati
Particolari sedi geografiche possono formare le basi per lo studio storico, come ad esempio, continenti, Stati e città.

4.4. Altre aree di studio Storia economica
La storia economica è lo studio di come i fenomeni economici si sono evoluti nel passato. Lanalisi è svolta usando una combinazione di metodi storici, statistici e tramite lapplicazione delle teorie economiche su situazioni storiche. Questo campo di studi ha molti punti in comune con la storia sociale, ma si distingue per una maggior attenzione al commercio e agli affari fra stati e allevoluzione del mondo del lavoro, tanto che è spesso dibattuto se la storia economica sia in effetti una branca delleconomia o della storia.

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