Топ-100

Gioco (filosofia)

Il gioco può essere inteso come attività libera, regolata da principi interni, realizzato individualmente o in gruppi, a volte in concorrenza luno con laltro, la realizzazione di sé, senza altri obiettivi immediati che quelli ludico ricreative e per il tempo libero, e, allo stesso tempo, di sviluppare le competenze in fisica, spirituale e intellettuale.

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1. Il gioco nella storia della filosofia. (The game in the history of philosophy)
La riflessione filosofica sul gioco è presente dallinizio della storia del pensiero, fino a che linteresse per questo tema, si ferma e torna più interessanti della filosofia solo nel XVIII secolo.
Platone scrisse che un uomo è fatto per essere un giocattolo, strumento di Dio, e questa è davvero la cosa migliore in lui. Egli deve, quindi, secondo la natura e giocare il gioco più bello, vivere la sua vita, allinverso di come fa adesso" Per Platone, quindi, luomo è solo un giocattolo nelle mani degli dei, non è un giocatore che può sedersi al loro tavolo.
Aristotele distingueva il gioco dal lavoro, e assimilata alla felicità e virtù, per loro il gioco non è nato per necessità, ma è caratterizzata da autonomia e libertà. Tutta la società, quindi è un grande gioco, in cui ogni pezzo si muove secondo regole predeterminate
Kant riprende lelemento di fondazione della libertà nel gioco le mappe allestetica in cui il giudizio di gusto è basato su "libero gioco delle nostre facoltà cognitive" della fantasia e dellintelletto. Kant vede nel gioco è presente anche una funzione biologica del materiale e spirituale di sviluppo esseri umani e in molte specie animali.
Friedrich Schiller vede nel gioco quellattività che tra tutti i membri di un uomo è ciò che lo rende completo, e che realizza una combinazione della sua duplice natura che oscilla tra sensibilità e intelletto, la materia e la forma. Larte, intesa come gioco di equilibrio le due opposte componenti di un uomo. Bisogna quindi educare luomo il sentimento della bellezza di riaccendere in lui lantico ideale pedagogico greco kalokagatia, il bello e il buono. Una pedagogia dellestetica che rende un uomo completo, come la sintesi armoniosa tra sensibile e sovrasensibile è basato su un "libero gioco" delle facoltà umane. Il gioco è unattività indispensabile per la natura umana, che non persegue alcun fine di esterno a se stesso, né è ispirato ad uno specifico scopo razionale, ma è un atto dove la sensibilità e razionalità convivono nellazione giocoso, rendere luomo libero. In questa armonia di forma e materia è soddisfatta, la bellezza e lessenza della condizione umana, che luomo è completamente uomo solo quando gioca"
Hegel parla del gioco, dicendo che "nella sua indifferenza e nel supremo in luce la gravità della più alta e vera"

1.1. Il gioco nella storia della filosofia. Eraclito e Nietzsche. (Heraclitus and Nietzsche)
Già Eraclito notato in un frammento, oggetto di numerose interpretazioni, come il tempo, la vita stessa è un gioco, è qualcosa di puramente casuale e privo di scopo, come il gioco dei bambini:
E non è un caso che nella lingua greca lespressione "gioco da bambini" pais paizon ha la stessa radice in due termini per dire come il gioco è stato concepito in bambini in modo spontaneo e senza scopo, ma, allo stesso tempo, intrisa di razionalità, come è nel gioco delle piastrelle.
Una profonda analogia con questa concezione eraclitea troviamo in Nietzsche, che riconosce in Eraclito, il suo maestro:
Il gioco si riferisce ad una realtà chiusa in se stessa, con le sue regole e senza alcuno scopo pratico, se non per allontanarsi dalla vita reale di sviluppare liberamente in un mondo senza leggi morali e innocente che Nietzsche, nei suoi primi lavori, conduce ad un fenomeno estetico, perché larte è in grado di dare un senso di brutture dellesistenza. Il gioco e la lotta tra lapollineo e il dionisiaco sono rappresentati La nascita della tragedia, come "la forza plasmatrice del mondo" che "è rispetto da Eraclito loscuro di un bambino che, giocando con le pietre qua e là, sollevato, mucchi di sabbia e di nuovo li persi"
In più maturi, Così parlò Zarathustra, il gioco diventa il desiderio dionisiaco distruzione e creazione, senza una razionale perché: "Sì, per il gioco della creazione, i miei fratelli, richiede un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, lha perso per la conquista del mondo per se stesso, il suo mondo" È lerompere di caos dionisiaco: "bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante". Il bambino che gioca è quindi il simbolo dellavvento delloltreuomo.

1.2. Il gioco nella storia della filosofia. Le teorie di Huizinga e Caillois. (The theories of Huizinga and Caillois)
Johan Huizinga può essere considerato come uno dei principali teorici del gioco, un tema che è al centro della sua opera Homo ludens, che assegna il suo uomo scherzoso il motore dellarte, la letteratura, il teatro, il diritto, la scienza, la religione, la filosofia:
Il gioco, secondo Huizinga, ha un aspetto intrinseco delle attività riguardanti lo stesso corpo umano e animale, ma allo stesso tempo esprime qualcosa che va oltre laspetto fisiologico, poiché si connette a fini di sopravvivenza o di sussistenza. Il gioco è una procedura guidata, con cui costruire consapevolmente una realtà fittizia che è diverso da quello della vita ordinaria, e disinteressato, in quanto persegue finalità che i materiali, o di sopravvivenza, con regole che non corrispondono alle esigenze razionali, ma spirali di stabilire un ordine, hanno osservato, ma che, se violato, risultato alla fine dellintero mondo di giochi che è stato creato.
In questo tentativo di definizione del gioco di Huizinga è nato con Roger Caillois la proposta di classificazione dei giochi in base a quattro "ludemi", i principi fondamentali che caratterizzano sia i giochi che lo stesso giocatore attività:
Lagon o la gara, la concorrenza in quei giochi in cui inizialmente i giocatori sono artificialmente uguali, ma dove alla fine deve apparire la migliore qualità di vincitore di un elemento che è "muscle", come nelle competizioni sportive o "cerebrale", come nel gioco degli scacchi.
Lilinx o vortice, vertigini. La ricerca del senso di vertigine, perdita temporanea, ottenuti con i giochi come le giostre, i girotondi, le altalene. Cè anche una "vertigine morale" quando il gioco ordinato degenera in rissa, disordinata e, in alcuni comportamenti degli adulti, come la "strana eccitazione che sempre coglie nel falciare con una bacchetta gli steli più alti del prato" o "nel precipitare di valanghe di neve da un tetto".
La mimica, la limitazione, quando il gioco si basa su una falsa immagine di sé prese con anidentità fittizia bambino che vestito come un astronauta.
Lalea, il caso, in quei giochi dove la fortuna è un fattore principale nel determinare la vittoria.
Tutti i giochi rispettare queste categorie, a volte in forma binaria, e tutti loro può essere giocato in due modi:
Paidia - senza regola: "alimentazione primaria dimprovvisazione e spensieratezza".
Il ludus con la regola, che non appare come il complemento e leducazione di paidia, che governa e arricchisce".
Il gioco nella sua intima realtà che nasce essenzialmente come un libero e sfrenato paidia, come per esempio in una gara di bambini, e conserva questa caratteristica anche in attività ricreative soggetto a una rigida organizzazione di regole, come per esempio nelle competizioni sportive.
Il gioco è in paidia è ancora un bisogno incontrollato di distrazione e la fantasia, il "chiasso" dei bambini nel cortile. Non ci sono nomi per designare queste attività perché rimangono su questo lato "di ogni stabilità, ogni connotazione distintiva".
Poi, quando questa esigenza generica, ma potente, il gioco comincia a organizzarsi per chiedere che sia, degli obiettivi e delle regole qui che interviene il ludus. La paidia è il tumulto e lesuberanza, il ludus creare occasioni e strutture attraverso cui il desiderio primitivo di gioco può essere soddisfatto.
Secondo Caillois allinterno di ciascuna categoria di gioco è facilmente riconducibile ad una transizione da paidia di ludus. Così, i giochi di "agon" si può andare da corsa selvaggia e improvviso tra i bambini paidia alle competizioni sportive ludus.

1.3. Il gioco nella storia della filosofia. La lingua del gioco. (The language of the game)
Una visione del linguaggio, "specchio del mondo", "immagine della realtà" Ludwig Wittgenstein sostituisce quello in cui il carattere denotativo del linguaggio è solo una delle molte delle sue funzioni, dei suoi usi, è solo uno degli innumerevoli giochi linguistici.
Come parte di un comportamento strutturato secondo le regole, Wittgenstein poi, allontanandosi dal significato del gioco come attività ricreativa, si identifica invece un aspetto sociale-culturale che si manifesta in un uso del linguaggio che è sottoposto a regole convenzionali, ma flessibile, in modo da permettere di cogliere il significato nascosto del gioco linguistico. Il gioco linguistico, che è un modo per modificare la lingua, come in codici linguistici di coloro, che viene utilizzato principalmente da gruppi che cercano di mascherare le loro conversazioni, in modo da non essere capiti dagli altri. Un gioco linguistico fornisce una semplice trasformazione della parola, che è poi esteso a tutto il discorso. Un oratore che è ben addestrato la procedura, in grado di comprendere e parlare nello stesso intervallo di tempo di una normale conversazione.

1.4. Il gioco nella storia della filosofia. I giocatori. (Players)
Nel pensiero di Hans-Georg Gadamer, il gioco svolge una funzione indipendente dai giocatori che percepiscono come il gioco strumentalizzi:
Questaspetto del gioco è chiaramente manifestata arte, che, come il gioco, è una realtà concreta e autonoma, di una specie di primato, che trascende i singoli utenti e autori, non protagonisti, ma i giocatori di un gioco che li supera.
Nel gioco, si rivela anche il rischio esistenziale dellaut-aut della libertà di scelta:

1.5. Il gioco nella storia della filosofia. Il potere liberatorio del gioco. (The liberating power of the game)
Per Jürgen Moltmann 1926, il filosofo e teologo luterano, il gioco assume nella società alienata contemporanea una funzione di sospensione dalla normale attività e relax dallo stress della vita quotidiana. Ma il efficientista società di oggi esercita un controllo delle attività sono i giochi e il resto a giocare nel tempo libero il ritmo del mondo del lavoro in modo che il gioco perde il suo significato liberatorio, e pensare che di semplice sollievo. Quindi è necessario rilasciare il gioco per ripristinare la sua funzione emancipatrice e liberante:

1.6. Il gioco nella storia della filosofia. La teologia del gioco. (The theology of the game)
Sulla base della filosofia di gioco di Eugen Fink 1905-1975 sviluppato nel gioco come simbolo del mondo Das Spiel als Weltsymbol Moltman processo di una nuova teologia assegna alla creazione della funzione del gioco. Secondo la sua teologia, infatti, la creazione è un atto libero di Dio:
Questo non significa che la creazione è avvenuto tramite agenzia per
Anche se Moltmann si riferisce a Fink, le due concezioni sono, tuttavia, incompatibile perché la riflessione di Fink, riprende la visione del dionisiaco e nietzschiana del gioco. Come precisa Aldo Masullo, che Fink era uno studente, "Fink aveva fatto altro che mettersi nelle mani di un celebre passo di Eraclito: "il tempo è un fanciullo che gioca a dadi con il mondo". Si diede una traduzione un po diverso, ma il senso era quello di costruire e distruggere, hanno in sé il tratto dellassoluto e anche dellinnocenza".

univoca della filosofia concorre il dissenso tra i filosofi sull oggetto stesso della filosofia alcuni orientano l analisi della filosofia verso l uomo
1995, p. 104. La storia della filosofia di Nicola Abbagnano, Utet, Torino, 1994 alla pag.432, 433 - voce Gioco Coppola 1999, p. 214. J. Huizinga
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