Топ-100

Ceroplastica

La ceroplastica è unantica tecnica di lavorazione della cera. Usata a lungo in ambito funerario, devozionale e ritrattistico, nei secoli XVIII e XIX fu largamente impiegata anche per la riproduzione a scopo didattico di modelli anatomici, zoologici e botanici.

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1. Storia
La facile reperibilità, le caratteristiche di malleabilità e duttilità, hanno favorito limpiego della cera per svariati usi, per migliaia di anni. Fu materiale prezioso per proteggere il legno delle navi, le armi dallossidazione, in tintoria, in agricoltura, nella scrittura. I popoli greci, egizi, fenici e romani la lavorarono a lungo per realizzare utensili, amuleti, basi per fusioni metalliche di gioielli e monete, piccole immagini giocattolo per i bambini. I greci erano soliti ornare le tombe delle giovani donne con bambole in cera pupae, simboli ludici, ma anche una compagnia durante il viaggio verso lAde. Nei cortili delle abitazioni romane patrizie, entro singole nicchie alle pareti, era consuetudine collocare ritratti raffiguranti gli antenati di famiglia, creati grazie a maschere di cera calcate sui volti dei defunti; si trattava di una sorta di albero genealogico in continua evoluzione, che consentiva lillusoria presenza e partecipazione dei defunti alla vita domestica e agli eventi più importanti della famiglia. Nelle case meno abbienti era più frequente trovare piccole figure allegoriche di divinità. Nellambito della stregoneria i ritratti a grandezza naturale erano impiegati in rituali che terminavano con la liquefazione del demone raffigurato.
Durante i riti funebri imperiali i ritratti in cera sostituivano limperatore defunto, come raccontato da Cassio Dione a proposito dei cortei funebri di Augusto e Pertinace. Labitudine di presentificare lassente durante i funerali, rimase in uso nei secoli successivi soprattutto nelle famiglie nobili e regnanti dal XIV fino al XVIII secolo; ed è presente ancora oggi nei funerali del metropolita doriente.
Dal paganesimo delle civiltà mediterranee alliconografia cristiana, il repertorio devozionale si arricchì di raffigurazioni in cera prodotte da artisti, più o meno affermati, e da botteghe artigiane appositamente sorte. Gli oggetti preparati più di frequente furono ex voto da portare in dono per grazia ricevuta, raffiguranti organi ammalati o ritratti di persone guarite. La facilità di lavorazione e colorazione favorì lo sviluppo di una vera e propria arte scultorea in cera, unarte che, seppur considerata minore e praticamente ignorata dalla critica fino al 1911, per secoli ha prodotto opere a fini estetici, ornate, decorate e accuratamente definite nel minimo dettaglio.
Fu anche utilizzata per realizzare abbozzi preliminari di future opere maggiori: Michelangelo per il David, Leonardo per il cavallo del monumento a Francesco Sforza, il Giambologna per l Ercole e lIdra di Lerna, sono solo alcuni degli artisti che misero a punto un modello in cera prima di mettere mano al marmo. Data la natura effimera del materiale, pochi esemplari di tali manufatti sono giunti ai nostri giorni, uno di questi è il modello del Perseo di Benvenuto Cellini conservato al Museo del Bargello e recentemente restaurato dallOpificio delle Pietre Dure.
Ai primi del cinquecento le numerose opportunità offerte dal materiale ne consentirono limpiego non solo nellambito delle arti figurative, ma anche in ambito scientifico. Proprio Leonardo fu fra i primi a iniettare cera fusa tramite una siringa nelle cavità ventricolari del cervello e del cuore, per indagarne le forme interne.

1.1. Storia A Firenze
Larte di modellare la cera divenne una pratica assai diffusa in tutta Europa e Firenze si attestò capitale della ceroplastica.
Intorno al 1200 molti impegni di fede, detti boti, venivano portati in dono alla Madonna della chiesa di Orsanmichele. Negli anni successivi nacque in città una grande scuola di ceroplastica che allinizio produsse essenzialmente ex voto, in alternativa ai più preziosi e costosi ex voto in oro o argento, e nel 1400 divenne un importante riferimento per la ritrattistica. Scriveva Benedetto Dei:
E ancora il Vasari:
In quegli anni la chiesa di Orsanmichele e la basilica della Santissima Annunziata erano piene di busti, statue e boti in cera; tre delle statue presenti a grandezza naturale, realizzate sotto la guida del Verrocchio da Orsino Benintendi, esponente di una famiglia di noti ceraiuoli fiorentini, raffiguravano Lorenzo il magnifico; il suo ritratto in legno, conservato al Victoria and Albert Museum di Londra, venne creato grazie alla maschera mortuaria realizzata anchessa in cera da Orsino Benintendi. La statua di Giuliano de Medici e unaltra di Alessandro de Medici furono eseguite da altri noti artisti come Baccio da Montelupo e forse dal Cellini; Filippo Benintendi fu lautore di una statua della principessa Isabella dEste. Purtroppo tutte andarono distrutte alla fine del XVIII secolo.

1.2. Storia Modelli didattici tra Firenze e Bologna
Non solo arte sacra ed ex voto, nel 1600 la scuola fiorentina si dedicò anche alla creazione di modelli scientifici, botanici ma soprattutto anatomici in cera, per garantire materiale didattico di elevata verosimiglianza ed evitare la dissezione dei cadaveri. Ludovico Cardi, pittore e architetto detto Cigoli, fu il primo artista che si cimentò nellarte della ceroplastica anatomica; fra le sue creazioni lo Scorticato, opera a cavallo tra arte e scienza, è conservato al Museo del Bargello.
A Parma nel seicento venne allestito un Gabinetto anatomico patologico in cera e a Bologna una scuola anatomica che fu attiva per oltre un secolo e mezzo e diede lustro ad artisti anatomisti importanti come Anna Morandi Manzolini, suo marito Giovanni Manzolini, Domenico Piò, Domenico Cardani, Giovan Battista Manfredini 1742-1829, Clemente Susini, Pietro Sandri 1789-?, Giuseppe Astorri 1785-1852, Cesare Bettini, Francesco Mondini e il suo successore Luigi Calori.
Per l Istituto delle Scienze, fondato nel 1711 da Luigi Ferdinando Marsigli, Ercole Lelli, che già aveva realizzato in legno due statue di umani scorticati a sostegno del baldacchino nel Teatro anatomico dellArchiginnasio, progettò nel 1742 la Stanza dellanatomia ; qui collocò statue a grandezza naturale composte da veri scheletri ricoperti da fasci muscolari superficiali e profondi in cera, colorata con sostanze naturali; inoltre realizzò due reni sani e due anomali che furono alcune delle prime rappresentazioni delle malformazioni e delle patologie. Tra Firenze e Bologna Clemente Susini realizzò alcune Venerine, corpi di donna sezionati, dove lelemento artistico prevaleva su quello anatomico; nella seconda metà del settecento Giuseppe Galletti utilizzò modelli in terracotta e in cera eseguiti da Giuseppe Ferrini, per listruzione pratica dei chirurghi e delle ostetriche allOspedale di Santa Maria Nuova a Firenze. Molte delle opere prodotte a Bologna sono conservate al Museo delle cere anatomiche Luigi Cattaneo aperto fin dal settecento.

1.3. Storia Officina ceroplastica fiorentina
Dal 1771 fino a tutto il XIX secolo, un contributo importante alla riproduzione di modelli didattici lo dette lOfficina ceroplastica fiorentina, fondata per volere del Granduca Leopoldo II dAsburgo-Lorena sotto la direzione di Felice Fontana; allabilità di valenti ceroplasti, detti anche ceraioli, si deve la consistente collezione ceroplastica conservata al Museo della Specola di Firenze.

1.4. Storia In Campania
Larte della ceroplastica in Campania nei XVI e XVII secoli trovò massima espressione nella raffigurazione di presepi e di episodi rilevanti della liturgia cristiana. Soltanto le teste, le mani e i piedi dei vari personaggi venivano realizzati in cera, i corpi erano preconfezionati con materiali diversi tipo legno, fil di ferro, crine e stracci, ed erano abbigliati con abiti di stoffa, opere di sarte artigiane partenopee.
Col passare del tempo e laffinarsi delle tecniche, si identificarono quattro principali filoni: il filone iperrealistico, che riproduceva principalmente scene macabre; quello vedutista, che realizzava suggestive vedute di Napoli; quello iconico, ad opera di Giovan Francesco Peri specializzato nella ritrattistica, e quello sacro, ambito che ebbe una notevole diffusione grazie allopera di una ceroplasta allieva di Gaetano Zumbo, Caterina de Julianis. Fra i ceroplasti campani sono da ricordare Saverio Citarelli, Gennaro Ferrini e Giuseppe Sorrentino.

1.5. Storia In Sicilia
Nel XVIII secolo la ceroplastica ebbe un notevole sviluppo anche in Sicilia, specialmente a Palermo. Fin dal medioevo la scuola sicula si era dedicata allarte sacra, prevalentemente allinterno di monasteri e conventi. Nel settecento i cirari ceraiuoli cominciarono a realizzare Bambinelli Gesù abbigliati con ricchi tessuti ricamati, i così detti Bambineddi, che assumevano anche il ruolo di ex-voto. Non erano solo destinati ad una committenza ecclesiastica, era facile trovarli anche nellarredo domestico di molte case siciliane, spesso protetti dentro le scarabattole. Esiste ancora oggi a Palermo via Bambinai, strada un tempo occupata da numerose botteghe di artigiani ceraioli detti Bamminiddara. Un ulteriore impiego in Sicilia fu quello decorativo nellarchitettura settecentesca, evidente nella boiserie di Palazzo Biscari a Catania, a Palazzo Butera di Palermo e in molti altri luoghi ornati secondo lo stile del Barocco siciliano.
Il più celebre ceroplasta siculo fu Gaetano Zummo, o Zumbo, tanto abile da esser chiamato alle corti di Napoli, Firenze, Parigi. Alcune sue opere, rappresentazioni dalla peste mostrata in tutta la sua crudezza, sono esposte al Museo della Specola di Firenze; una Natività al Victoria & Albert Museum di Londra; una deposizione al Museo del Bargello; tre testine nel Museo degli Argenti; altre opere nel Castello di Sanluri a Cagliari. Nel 1695 per studiare lanatomia umana si recò a Bologna e a Genova, qui conobbe il chirurgo Guillame Desnoues e insieme collaborarono alla produzione di parti anatomiche in cera. Altri artisti siciliani furono Giovanni Rosselli, specializzato in presepi, Anna Fortino, Anna La Farina, Fra Ignazio Macca, Matteo Durante, Gabriele Marino, Calogero Mandracchia, Mariano Cormaci, Rosalia Novelli e altri.
A Bagheria nel 1797, per volere di Ercole Michele Branciforti e Pignatelli, principe di Butera, fu realizzato un museo delle cere ante litteram, il Museo delle Cere della Certosa, organizzato in più ambienti ognuno dei quali esponeva busti o figure intere di personaggi che gravitavano intorno alla corte del principe. Dal 1994 il museo si chiama Museo del giocattolo e delle cere Pietro Piraino perché, oltre ad almeno cento pezzi in cera, espone molti giocattoli antichi.

1.6. Storia Nelletà contemporanea
Nella seconda metà del XIX secolo opere in cera furono realizzate da Edgar Degas e Medardo Rosso, artista aderente alla scapigliatura milanese. I soggetti da lui preferiti furono principalmente volti di bambini e giovinette, realizzati con cera colorata.
Attorno alla ceroplastica si sviluppò linteresse anche di antropologi, criminologi e filosofi, interessati alle interconnessioni pseudo-scientifiche della fisiognomica.
Francesco Garnier Valletti nella seconda metà dellOttocento si affermò come modellatore di fiori e frutta a uso didattico, abilità che lo rese famoso oltre i confini italiani; prestò la sua opera a Vienna e a San Pietroburgo. Le sue creazioni sono conservate a Torino presso il Museo della frutta a lui dedicato.
Un impressionante realismo fu raggiunto nella ritrattistica, come appare evidente nelle opere custodite nei musei di Madame Tussauds, abile ceroplasta fin da piccola, istituiti in molte città fin dal primo ottocento.
Alcuni artisti contemporanei, che inseriscono pratiche ceroplastiche in alcuni dei loro processi creativi, sono Bruce Nauman e Maurizio Cattelan.

2. Tecnica
Così Benvenuto Cellini descriveva la lavorazione della ceroplastica:
La cera offre infinite possibilità rispetto ad altri materiali: è morbida, plastica, si può modellare e rimodellare, rifondere, è possibile modificarne il grado di lucentezza e la trasparenza. Può essere plasmata o fusa e unita con altri materiali, come peli, capelli e denti. La colorazione avviene o mescolando il colore alla cera prima della lavorazione, così da ottenere una colorazione unica e uniforme, o dipingendo la maschera e limmagine dopo lavorata.
Alcuni artisti, quali Lelli, non utilizzavano pura cera bensì sego e mastice lavorati con trementina e acquaragia; limpasto veniva usato per ricoprire scheletri veri, sostenuti da strutture metalliche che ne favorivano le svariate posture.
I maestri ceroplasti mettevano molta cura nelladornare le loro creazioni con panneggi e drappeggi, realizzati con sottilissimi fogli di cera colorata ancora calda, ornamento che assicurava leggerezza e veridicità allopera. Una peculiarità siciliana era lutilizzo di una cera molto dura e cristallina, che ben si accostava allincarnato umano. La sua resistenza era dovuta ad una colata interna di cera grezza, rinforzata con cera di pino. Gli occhi erano in vetro, mentre barba e capelli, prima colorati e acconciati, venivano applicati "a ferro caldo".
Data la deperibilità della materia, poche opere dellantica ceroplastica sono giunte ai nostri giorni.

direttore dell Officina Ceroplastica Fiorentina e responsabile delle collezioni naturalistiche. Grazie a lui la collezione in ceroplastica si arricchì di preziosi
maggiori maestri del suo tempo in questa tecnica nonché iniziatore della ceroplastica anatomica ad uso medico - didattico. Il teatrino in cera con la raffigurazione
lavorare nel laboratorio di ceroplastica del Museo di Fisica e Storia Naturale di Firenze denominato Officina ceroplastica fiorentina, dove rimase per
Galletti - 1819 una serie di modelli ostetrici in terracotta e in ceroplastica che servivano per illustrare i vari tipi di parto agli studenti di medicina
impegnato in istituti di beneficenza cittadini. Oltre alle maschere in ceroplastica corredate a volte da cranio, cervello e parti viscerali dei detenuti
stato un abate siciliano, famoso nel XVII secolo per le sue opere in ceroplastica I suoi soggetti riguardavano perlopiù gli aspetti legati alla morte
Firenze, che mantenne fino al 1907. Fu l ultimo direttore dell Officina ceroplastica fiorentina. Raccolse una preziosa collezione di invertebrati in vetro
Chiesa, un opera in ceroplastica attribuibile a Giovanni Francesco Pieri Prato 1699 - Napoli 1773 scultore, medaglista e ceroplastico rappresentante la
si svolgevano le attività artigianali come la filatura, il ricamo, la ceroplastica sculture in cera d api e la tintura. Museo unico nel suo genere è inoltre
Garnier Valletti. Fu anche un abile modellatore di fiori ornamentali in ceroplastica Museo della frutta Francesco Garnier Valletti su dati.beniculturali
composizioni in cera seguendo le antiche tecniche e metodologie della ceroplastica Il museo nel sito del Comune di Bagheria Le opere esposte, nella