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Verbalismo

Il verbalismo è quel comportamento comunicativo per cui nel ragionare, nell’esporre, nell’insegnare si dà importanza più alla forma delle parole che alle idee o alla realtà delle cose.
Laccusa polemica di John Locke risalta nellepoca che segna il progresso della scienza che ormai pretende che il linguaggio sia rigoroso e che dia unadeguata rappresentazione della realtà. Occorre quindi una scienza del linguaggio, la linguistica, che abbatta ogni ipocrita verbalismo.

1. Il verbalismo dei sofisti
Nelletà antica il problema dellefficacia comunicativa del linguaggio si era incentrato sulla retorica politica e sul rapporto metafisico tra linguaggio e realtà, tra linguaggio e ragionamento. È questa letà dei Sofisti e della dura polemica di Socrate e Platone contro i retori "cattivi maestri", contro il loro amorale cinismo sulluso del linguaggio ambiguo e contraddittorio come strumento politico per la conquista del potere.
Secondo Protagora, ciò che conta non è più la ricerca dellimpossibile verità ma il filosofo diventa il "propagandista dellutile", ossia colui che, grazie alle sue doti oratorie, indirizza le scelte verso la pubblica utilità. Caso eclatante è il suo invito "di rendere migliore il discorso peggiore" - ma anche" il peggiore nel migliore”, tipico dell’antilogia.
Le antilogie è il titolo dellopera principale di Protagora, ovvero "discorsi antitetici", dove ad ogni argomento corrisponde il suo contrario, in modo da dimostrare come la verità sia impossibile da raggiungere proprio nellambito della ragione stessa che ha in se stessa lerrore, per cui è impossibile dimostrare qualsiasi verità razionalmente. Interviene allora la capacità oratoria di trasformare lopinione meno utile in quella più utile per chi gestisce il potere politico. Di conseguenza, larte della retorica ha una funzione politico-educativa volta a favorire il "bene comune" così come lintende chi governa.
Tale posizione è stata vista come il fondamento delleristica, ossia larte del disputare a parole, al di là della veridicità delle proprie basi concettuali di partenza. Accusa questa spesso rivolta ai sofisti come praticanti del verbalismo, il "mestiere della parola" di cui facevano uso per legittimare il loro servilismo verso i potenti. I sofisti, potendo vantare delle doti oratorie, erano in grado di convincere, secondo il volere dei loro protettori, la maggioranza dei cittadini su cosa fosse utile e cosa no.
Per Gorgia di fronte al dramma della vita lunica consolazione è la parola, che acquista valore proprio perché non esprime la verità ma lapparenza. La parola è magica: pur avendo un corpo piccolissimo è la grande dominatrice delluomo.
Quando non è il caso che domini la vicenda umana, è la parola che esprime al meglio quelle passioni che guidano la vita delluomo,poiché essa è in grado di evocarle e modificarle così da sottomettere chiunque. Essa è dunque onnipotente e addirittura in grado di creare un mondo perfetto dove vivere.

2. I danni del verbalismo nel discorso filosofico
Chiunque tratti verbalmente un argomento tecnico-scientifico difficilmente incapperà nel verbalismo: così non è per la comunicazione filosofica che per quanto ci si sforzi a mantenere concreto il suo vocabolario non potrà nel confronto dialogico opporre allinterlocutore fatti né effetti tecnici ma soltanto parole che variano nel loro significato a seconda del filosofo che le ha usate. Perciò non è pensabile che la filosofia si doti di un suo specifico vocabolario o che possa seguire un preciso protocollo nellinsegnamento tale da renderlo universalmente comune. Infatti "la filosofia è la sua propria pedagogia, essa non esiste realmente che nell’atto di insegnare e non è altro, in gran parte, che l’attività di risveglio della coscienza al senso del pensare: tutti i contenuti che una lezione di filosofia può avere da trasmettere – come la presa di coscienza di teorie, la scoperta e l’analisi di testi, l’utilizzazione di documenti – hanno senso solo in quanto obbedienti ad un disegno unitario: la scoperta da parte degli allievi, attraverso l’esempio del loro docente e con il suo aiuto, della necessità imperativa, per tutta l’esistenza umana, di imparare a pensare e a riflettere"

una missione. Glüphi impartisce un educazione concreta, evitando ogni verbalismo pedantesco, inutile decoro dell educazione dei contadini di Bonnal, anche
umano nei vari campi del sapere. Stuart Mill considera separatamente il verbalismo preposizionale, perlopiù tautologico, e il realismo logico, che aggiunge
dialettico. Il pensiero moderno ha messo da parte, considerandoli dei semplici verbalismi tipici della scolastica, e insussistenti ai fini di una maggiore comprensione
lingua perfetta ma ammoniscono piuttosto a non cadere nelle trappole del verbalismo erudito tipico delle elite intellettuali. Si è ormai ritenuto erroneo
di cui sopravvivevano soltanto come strumenti di tortura: nozionismo, verbalismo moralismo, disciplinarismo, spogliati di quei pur sani principi di formazione
della melodia entro uno spazio indeterminato, un che di rapsodico, un verbalismo diffuso e talvolta querulo, nasale della melodia Bloch è d altro canto
partito la frazione integralista, la quale fu la espressione, nel suo vuoto verbalismo conciliatorista, di una caratteristica fondamentale del movimento operaio